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L’intervista. Per il Presidente dell’Ires l’aumento dei prezzi livella in basso le abitudini di spesa
Marani: «L’inflazione percepita deprime i consumi»

di Carmine Bonanni

Professor Marani, pare che l’obiettivo primario dell’lres, l’istituto di ricerche economiche e sociali della Cgil Campania che lei presiede, sia quello di smentire l’Istat. E così?
«Siamo arrivati alla conclusione che le metodologie di rilevazione dell’Istat sono assolutamente devianti e quindi fallimentari, perchè la metodologia con la quale viene valutato l’effettivo esborso per alcuni prodotti, come quelli sanitari, prima rimborsabili, poi non rimborsabili, inclusi nel paniere, non vengono calcolati.
Questo significa che nel Mezzogiorno l’inflazione percepita non è un dato soggettivo ma il dato di riferimento con cui la massaia si misura quotidianamente nell’acquisto dei beni».
Provi a fare qualche esempio
«Il primo. Se il ciclomotore ha un’assicurazione obbligatoria entra istantaneamente nel paniere dei beni di consumo rilevati. Però siccome viene calcolato il prezzo di partenza e non la variazione dei prezzi, questa inclusione non influenza teoricamente il potere d’acquisto di chi paga questa assicurazione. Il secondo esempio. Il riferimento al prontuario sanitario degli ambulatori è un metodo ridicolo di rilevare l’effettivo esborso».
La differenza tra inflazione secondo Istat e inflazione percepita resta enorme.
«L’inflazione percepita nel Mezzogiorno è quattro volte superiore secondo la stima dei principali istituti mondiali. Un’inflazione percepita ha effetti depressivi sui consumi. Per esempio la Swg stima che ogni tre punti di differenza tra inflazione effettiva e inflazione percepita determina una contrazione del Pil dello 0,7 per cento. Quindi nel Mezzogiorno avremo almeno un punto e mezzo di recessione determinata dal fatto che le famiglie livellano verso in basso tutta la struttura dei consumi. Aggiunga poi che se si indebitano per effettuare i consumi pagano gli oneri finanziari sull’indebitamento».
Adesso parliamo di Finanziaria
«La Finanziaria si pone un problema sbagliato con metodi sbagliati. Si pone il problema del metodo sbagliato di rientrare nei parametri di Maastricht e non ci rientra. In più lo fa rendendo il Mezzogiorno un fatto puramente contabile in cui ogni amministrazione è stretta in un corpetto di ferro di crescite del due per cento. Questo significa la rinuncia totale a qualunque idea su come si debba incentivare il Mezzogiorno».
23 ottobre 2004

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