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raffaele mercaldo
giovanni de falco
vincenzo esposito

22 aprile 2005
L’intervista. Parla l’economista Ugo Marani, di recente riconfermato nel CdA della società di bonifica dell’area siderurgica ex Ilva
Il futuro di Bagnoli non si misura a metri cubi
«Occorre attrarre anche gruppi ad alto valore scientifico e tecnologico. Così si è lungimiranti»

di Antonio Mango

L’approccio è importante. Bagnoli è metafora della città che si proietta verso il futuro. La politica fibrilla. Siamo al rush finale in Consiglio comunale del piano urbanistico esecutivo (seduta prevista per il 16 maggio). Sette anni dall’approvazione della varian-te che vuole bassa densità costruttiva e alta qualità ambientale. Logico che, pur in questo quadro, si discuta su come far funzionare l’operazione-mito del riscatto della città. L’importante è non retrocedere la questione a pura vista sul mare degli alberghi. Sarà l’insieme a rendere eccellente l’investimento del singolo e della città.
Vero professor Marani? Come si fa ad identificare la cosiddetta economicità del Pue?
«La qualità del tutto non si misura a metro cubo».
Va bene, pero pare che sia in discussione la gestibilità di una operazione che, secondo alcuni, vede un parco troppo ampio e per questo “improduttivo”.
«Guardi in questa valutazione c'è un elemento di ragionevolezza ed uno di strumentalità».
Ce li indichi.
«È ragionevole che ci sia un aspetto penalizzante nella posizione degli alberghi. Non costituirei su questo una linea del Piave. È altrettanto chiaro che dire “qui non investiremo” è anche un modo strumentale per opporsi ai vincoli. Ma l’interesse c'è, ecco-me. Basta vedere l’allarme scattato tra gli investitori di casa nostra alla semplice noti-zia di un gruppo estero disposto ad intervenire».
Allora, da dove lo riprendiamo il filo?
«Dal fatto che il problema vero non è la questione dell'antieconomicità, quanto verde o quanti metri cubi per intenderci, ma il respiro generale dell'operazione e gli interlo-cutori con cui scegliamo di aver a che fare. Qui si gioca la lungimiranza della città e delle scelte politiche».
Proviamo a scendere in qualche dettaglio, per capirci.
«Non mi affeziono al grado di angolarità degli alberghi rispetto al mare, ma, a propo-sito di lungimiranza, occorre invece la capacita di intercettare gruppi ad alto valore scientifico o tecnologico. Insomma, il marketing territoriale non si fa solo pensando agli attrattori turistici. Ridurre tutto agli alberghi con più o meno vista sul mare e alla grandezza di un parco mi sembra provincialistico».
Mi sembra di capire che ci vuole il mix giusto è una veduta d'insieme della qualità degli investimenti, senza affezionarsi troppo a dettagli e dispute stracittadine.
«Esatto. Se guardiamo all'insieme, quella che poi alla fine detta l’economicita dell’operazione, ci vogliono sicuramente gli alberghi, l’ambiente, ma anche l'ingresso di strutture d'eccellenza: Qui si gioca la lungimiranza della classe politica e dell'imprenditoria. Non è la redditività dell’immobile in se che va ricercata, ma quella complessiva. Quella che poi restituisce competitività anche al singolo investimento».
Secondo lei c’è il rischio, come alcuni sembrano paventare, di uno stravolgimento dello spirito della variante?
«Tra indirizzi e variante si è vissuta una fase di grande tensione civile e si è restituita l’area ex industriale alla collettività. È partita la bonifica e, a scanso di equivoci, a me-rito di Bagnolifutura va detto che si stanno rispettando i tempi dipendenti dalla propria azione. Ora, però, dopo aver fatto diventare l’area un bene comune, occorre renderla attrattiva e questo può avvenire solo con insediamenti d’eccellenza. Basta rivedere “II cacciatore” di Cimino e l’area industriale di Pittsburg e confrontarla con quella hi-tech ed ambientalmente di qualità di oggi. II mio sogno è vedere il verde, gli hotel, la musica ad alto livello, le vele delle barche, ma anche i centri d’innovazione tecnologica. È l'insieme che fa sviluppo, i soggetti che si coinvolgono, anche a parità di cubature, e non la disputa sulle porzioni di Pue».
Bagnoli rimane la metafora del futuro.
«Basta vedere la tensione civile che esiste in quel quartiere, le aspettative e le preoc-cupazioni, il libro di Rea, la reazione per il solo fatto di averci una volta depositati temporaneamente i rifiuti. Su Bagnoli bisogna volare alto, essere flessibili quando è necessario, pur di puntare all’eccellenza».
Va bene il dibattito, allora.
«È l’eccellenza degli investitori e della visione politica che determina la competitività dell’area, non la cubatura».


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