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Intervista. Parla Joanaagundo I Blatter, sindacalista catalana
«Angolo visuale privilegiato per riflettere su temi globali»
Lucrezia Scotellaro
Joana Agundo i Betaller, segretaria responsabile politica internazionale della Comission Obrera della Catalogna, ha preso parte alla presentazione dell’Osservatorio Mediterraneo e ci ha spiegato il significato e la portata che l’iniziativa può avere a livello sociale e sindacale, per tutti i paesi del mediterraneo.
Quale significato assume la nascita dell’Osservatorio Mediteranno?
«È importante, fondamentale, una iniziativa del genere e una realtà come l’Osservatorio Mediterraneo perché significa, innanzitutto, avere a disposizione strumenti attraverso i quali realizzare concretamente uno sviluppo per tutti i paesi dell’area che sia, nello stesso tempo, economico, che si basi sul partenariato, e che abbia un alto contenuto sociale. In questo senso l’Osservatorio si pone come lo strumento per agire su diversi temi e su diverse questione che per certi versi accomunano, ma per altri aspetti allontanano, i Paesi mediterranei».
Quali gli obiettivi che potranno essere raggiunti grazie all’apporto dell’Osservatorio?
«Il Mediterraneo è una zona chiara, rappresenta un angolo visuale privilegiato per riflettere su temi e questioni globali, temi e questioni che accomunano tutti, e che sono oggetto di interesse a livello globale. Mi riferisco alla guerra, la differenza tra nord e sud dei paesi che spesso diventa anche differenza tra ricchezza e povertà che segnano differenze profonde all’interno di medesimi territori, di medesimi stati. Il mediterraneo rappresenta il contesto nel quale tutte le questioni importanti che in questo contesto si ripresentano a volte assumendo caratterizzazioni particolari».
Il Mediteranno quindi come osservatorio…
«Precisamente, ma non solo. Non basta osservare, infatti. In questo senso l’Osservatorio Mediterraneo, per esempio, non deve porsi soltanto nell’ottica dell’analisi, dell’osservazione. L’osservatorio deve essere anche uno strumento attraverso il quale poter fare proposte, ricercare per poi dare indicazioni su attività concrete. L’analisi deve essere funzionale alla realizzazione di progetti che mettano in moto azioni».
E per quanto riguarda il versante sindacale?
«Innanzitutto per quanto riguarda il sindacato abbiamo intenzione di costituire una rete che tenga insieme e coordini le attività di tutte le realtà che agiscono a livello locale, ma che siano anche inserite, in questo modo, in un contesto più ampio, che persegua obiettivi specifici orientati, in questo caso, verso il Mediterraneo, che tenga conto delle problematiche da affrontare in questa zona. Si tratta di costituire una rete sindacale, che pensiamo si possa riunire in un vero e proprio forum euromediterraneo sindacale, e che sia in grado di porsi come interlocutore dei leader politici».
Quale può essere il ruolo del sindacato, allora, in una realtà come quella dell’osservatorio Mediterraneo?
«Il ruolo che penso possa avere il sindacato in un contesto del genere è sicuramente quello di offrire uno spunto di riflessione sui paesi del Mediterraneo sulle questioni legate al rispetto dei diritti sindacali, valutare in quali paesi vengono riconosciuti, in quali invece non sono tenuti in considerazione, valutare la posizione della donna nei paesi del mediterraneo, per vedere come questa cambia a seconda della zona che prendiamo in considerazione, a seconda spesso della religione. Tutte queste informazioni sono molti utili, anche sul piano pratico, non si tratta di questioni di carattere culturale. Sono utili perché ci aiutano a capire meglio, e a conoscere meglio il territorio che prendiamo in considerazione. Sono informazioni utili per un imprenditore di un paese dell’Europa che volesse introdurre la propria attività in uno dei paesi del Mediterraneo. Il nostro scopo, la nostra aspirazione, come sindacato, è sempre quella di considerare positivamente iniziative del genere che possono portare sviluppo, ma deve sempre trattarsi di attività che presuppongono il rispetto di entrambe le realtà che vengono a confrontarsi, soltanto in questo modo l’operazione, imprenditoriale, economica, potrà essere definita effettivamente giusta ed efficace».
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